Dopo la Via Francigena percorsa a forza di gambe fra aprile e agosto del 2006, il 24 aprile 2008 il viaggio sulle tracce di viandanti e pellegrini riprende da Roma verso Gerusalemme.
Un nuovo affascinante progetto targato FRANCIGENA XXI.
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Nome: Base Francigena XXI
Siamo un gruppo di camminatori, indipendente da associazioni, diocesi o partiti, interessato al recupero degli antichi itinerari storici in Italia, Europa e nel bacino del Mediterraneo. Prima di scriverne, li percorriamo a passo d’uomo!
Per mettervi in contatto con noi, scrivete a: base@francigena21.com
oppure chiamate Samuele al +39-347-8725246
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Le prime brume d’autunno avvolgono pianura e colline come umida ovatta, e sembra ormai lontana la luce abbacinante della Terrasanta, la sua polvere e la sete che pativamo in marcia.
Cosa germinerà da questo seme che è stato il nostro viaggio, è ancora presto per dirlo, ma nel frattempo sono state decine le testimonianze rese a giornali, radio e siti internet: chi più dei nostri affezionati lettori può capire la strana sensazione di trovarsi pellegrini sulle pagine di Millionaire?
E chi più di voi può comprendere il nostro stato di viandanti recidivi, che rientrarono in patria nel cuore dell’estate e già ai primi di settembre -come costretti dalla loro stessa natura - marciavano sul sentiero di crinale 00 fra il Fumaiolo e il passo del Muraglione?
La fine è un nuovo inizio: un grande abbraccio da Enrico Brizzi, Marcello Fini, Franz Monti e tutta la squadra di Francigena XXI: qualcosa ci dice che ci incontreremo presto, con uno zaino in spalla o in borghese, da qualche parte lungo i sentieri della vita.

Ci è venuto in mente che domani è festa... Per cui, ne approfittiamo adesso per accontentare le richieste dei nostri amici e amiche.
L'uomo misterioso...
Viste le numerose e pressanti richieste di informazioni, vi possiamo dire che è un ex soldato di leva israeliano che si è rifiutato di partecipare alla campagna militare anti-Hezbollah condotta da Israele nella valle della Bekaa all'inizio di agosto del 2006. Per evidenti ragioni non ci ha rivelato la sua reale identità, che ovviamente non avremmo comunque potuto pubblicare, ma solo il soprannome con il quale lo abbiamo chiamato in questi giorni di viaggio assieme a noi: "Ronny".

Oppure, se preferite, in alternativa e meno poeticamente, trattasi di un giovane ricercatore presso l'Università di Bologna e fratello minore di uno dei pellegrini francigeni...
Valle di Giosafat
In attesa del giorno del giudizio, godetevi queste immagini suggestive. Se volete poi anche voi un posto nella valle di Giosafat per trovarvi in prima fila, sappiate che non è così facile ottenerlo senza essere rabbini.



Meah Shearim ("le cento porte") è uno dei più antichi quartieri della Gerusalemme moderna, è infatti stato fondato alla fine dell'Ottocento.
Il fatto è che da quel periodo sembra che gli abitanti del quartiere non si siano mai spostati... Qui abitano infatti quegli ebrei, che noi diremmo "ortodossi", che vivono secondo le regole strettissime della Torah.

Pare addirittura che non riconoscano lo Stato di israele, perché questo, secondo loro, esisterà veramente solo all'arrivo del vero Messia. Per questo non pagano le tasse, non fanno il servizio militare e non appendono la bandiera nazionale ai balconi, come invece succede in ogni famiglia tipo israeliana.
Camminare per le strade di questo quartiere è davvero straniante, sembra che il tempo si sia fermato!
La foto in alto è di Taras, quella in basso di Franz. Per approfondire il discorso du Meah Shearim, guardate su Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Meah_Shearim
Il complesso del Santo Sepolcro, che tu creda o meno in qualcuno o qualcosa, inevitabilmente ti suscita dentro qualcosa di forte, e inspiegabile razionalmente.

(Le cupole delle chiesa del Santo Sepolcro e del Golgota, viste dalla terrazza del nostro dormitorio)
Ci arriviamo subito la prima sera: appena sbarcati a Gerusalemme, andiamo a vedere in cosa consiste questo famoso edificio religioso. Ma purtroppo è pieno di turisti, troppi, rumorosi e vocianti.
Parlando con il guardiano (musulmano) scopriamo che la chiesa apre tutti i giorni tra le quattro e mezza e le cinque del mattino.
Non abbiamo dubbi, domattina ci sveglieremo prima dell'alba. E non faremo la fine delle vergini stolte, come scherza Franz...

(Sopra il portone di accesso al cortile del Santo Sepolcro, svetta un minareto: è questa Gerusalemme...)
E infatti... l'indomani partecipiamo alla prima messa della mattina, alle cinque, secondo il rito ortodosso. Un pope dall'interno del sepolcro recita le preghiere della liturgia, un altro da fuori gli risponde. Tutto questo si svolge in una dimensione resa ancora più irreale dal buio al di fuori della chiesa e dal buio dentro, rischiarato solo da alcune lucerne che pendono dal soffitto.

(Chiesa del Golgota: sotto l'altare si può toccare la roccia nella quale era infissa la croce di Gesù)
Restiamo anche per la successiva messa cattolica, ma è tutta un'altra cosa... purtroppo.
Insomma, se non siete mai passati per questa chiesa incredibile, costruita sui luoghi nei quali secondo la tradizione Cristo è morto e risorto, fidatevi, andateci! Non ve ne pentirete.
Se volete, c'è il video di noi che andiamo, prima dell'alba, verso il Sepolcro:
http://www.youtube.com/watch?v=ZAOoSwgu2fs
La grande moschea di Al-Aqsa e la dorata moschea di Omar si trovano proprio al di sopra del muro del pianto in quell'area dove anticamente sorgeva il tempio e che oggi è conosciuta come spianata delle Moschee. La moschea di Omar è uno dei luoghi più sacri dell'Islam, al suo interno si trova infatti la roccia sulla quale Abramo sarebbe stato in punto di sacrificare suo figlio Isacco e dalla quale Maometto sarebbe asceso al cielo.

Noi non siamo musulmani, per cui non ci fanno entrare in queste moschee, restiamo fuori, gironzolando sulla spianata, dalla quale si gode una vista stupenda, da una parte verso la città, dall'altra verso il monte degli Ulivi e la valle di Giosafat.

L'accesso alla spianata, per chi non è musulmano, è consentito solo tra le 13.30 e le 14.30... questo dopo che qualche anno fa Ariel Sharon decise di andarsi a fare una passeggiata tra le moschee, scatenando la seconda Intifada.
Le foto di Franz, sono qui:
http://www.flickr.com/photos/romajerusalem/sets/72157606605356212/
L'estate è il periodo in cui gli ebrei sparsi in tutto il mondo colgono l'occasione per tornare in Israele e portarci quei loro familiari che magari quella terra non l'hanno mai vista. Soprattutto i ragazzini, e in particolare quelli che nel corso dell'anno sono entrati nella vita adulta celebrando il loro Bar mitzvah ("figlio del comandamento"). Da questo momento fanno a pieno titolo parte della loro comunità.

Capitiamo al muro del pianto proprio mentre un gruppo di ragazzi celebra appunto questa festa.
Veniamo travolti da un muro di suoni e di voci, canti di festa ma anche lamenti e pianti. Tutti insieme a celebrare questa festa antichissima eppure ancora moderna.

Nell'area del muro si può stare solo a capo coperto e anche qui uomini e donne sono divisi da un muro.
Ma più che il nostro raccontio, guardate le immagini e i video, che forse rendono meglio l'idea di quello che abbiamo visto.
Guardate le bellissime foto scattate dal nostro Franz al muro ddel pianto:
http://www.flickr.com/photos/romajerusalem/sets/72157606605326500/
Lasciamo il Kibbutz abbastanza presto e ci incamminiamo l’ungo il nastro d’asfalto che si snoda per le colline circostanti e che ci porterà verso l’ultima città toccata dal nostro viaggio. Nessuno lo vuol dire apertamente, ma l’emozione e la tensione si fanno sentire, man mano ci rendiamo conto che la distanza da Gerusalemme diminuisce un passo dopo l’altro. Camminiamo lungo la strada, qui, infatti, il tracciato dell’Israel National Trail si allontana troppo dal nostro percorso e prosegue verso Sud tagliando fuori la capitale: abbiamo perciò dovuto abbandonarlo.
La strada comunque non è molto trafficata, ma dopo un inizio in discesa inizia la salita netta e tirata verso En Kerem. A bordo strada si iniziano a vedere i primi tombini con l’effigie del Comune di Gerusalemme, il leone di Giuda, poi, finalmente, eccolo, il primo cartello che ci indica che siamo quasi arrivati alla meta finale.

Un ultima sosta in cima alla salita appena conclusa, e poi eccoci scendere verso il centro cittadino: imbocchiamo la multicolore Jaffa Road e nel caldo delle tre del pomeriggio all’improvviso vediamo delinearsi davanti a noi le mura della città che fin da bambini abbiamo sognato di vedere un giorno.
Ci appostiamo proprio di fronte a Porta Nuova, il varco nelle mura che abbiamo stabilito essere il nostro. Ci sistemiamo per avere un aspetto decoroso, tiriamo fuori il nostro vessillo e attraversiamo la strada…

Il momento del primo passo all’interno della cerchia muraria penso sarà ricordato per parecchio tempo da ognuno di noi.
Cerchiamo di goderci ogni passo, tanto gli zaini non pesano più, i piedi feriti non danno più nessun fastidio, il caldo è come non sentirlo...
Francigena XXI è a Gerusalemme!

Per le foto di oggi, questo è il link:
http://www.flickr.com/photos/romajerusalem/sets/72157606380069298/
Il monastero di Latrun si trova a un paio di chilometri da Mini Israel. Dietro il monastero, in cima a un colle assolato, si possono vedere anche i resti di un castello crociato. Questa zona, strategica, in quanto posta proprio lungo la via che porta a Gerusalemme, è stata per secoli al centro di lotte e scontri feroci. L’ultimo, nel secolo scorso, tra le forze dell’Haganah e l’Arab Legion assestata proprio nel fortilizio di Latrun.
Gli ebrei, prima di riuscire a prendere Latrun nel 1967, per superare questo blocco dovevano passare per le montagne dove tracciarono una strada, famosa come Burma Road.
Ed è proprio di questa strada bianca, lungo la quale si possono ancora notare i resti carbonizzati di mezzi militari distrutti durante la guerra, che ci mettiamo alla ricerca.

Vaghiamo un po’ sperduti tra vigneti e pinete, finché non ci imbattiamo in un gruppo di giovani, vestiti tutti uguali e con zaini e borracce, all’apparenza scout. Peccato che qualcuno di loro sia armato di fucili mitragliatori... Si preparano al servizio militare, ci dicono, mentre ci danno le indicazioni.
Riusciamo ad imboccare la famosa Burma Road che si snoda attraverso le impervie Judean Hills. Il percorso è disseminato di punti panoramici e monumenti in ricordo della guerra per l’indipendenza qui combattuta.

Dopo una pausa nelle torride ore centrali riprendiamo il nostro saliscendi su queste pietraie infuocate dal sole che mettono a dura prova il nostro fiato e la nostra resistenza che credevamo invece fortemente temprati da ormai due mesi di viaggio. SNT si svela in tutta la sua cattiveria e determinazione per farci vacillare.
È stata davvero dura e quando alle sei e mezzo di sera apprendiamo che per raggiungere la nostra meta, un non ben definito kibbutz nei pressi di Tzova, dobbiamo scendere per un vallone per poi risalire dall’altro versante: un po’ disperiamo.

Ma la luce che cala e il timore di rimanere isolati al buio su queste colline, ci spinge ad accelerare il passo. È già notte quando dal sentiero raggiungiamo la strada principale sull’altro lato della vallata che abbiamo prima disceso e poi risalito. L’ultimo chilometro fino al kibbutz lo facciamo illuminandoci il cammino con le torce da testa.
Le foto della tappa di oggi:
http://www.flickr.com/photos/romajerusalem/sets/72157606382282071/
Consultando la nostra fida cartina ci rendiamo purtroppo conto che l’uscita da Tel Aviv non è molto agevole. Una fitta raggiera di strade ad alta percorrenza esce dal centro cittadino per raggiungere varie località del paese. Per di più dobbiamo camminare più a lungo di quanto stabilito: a Ramla, che pensavamo nostro posto per la notte, non c’è nessuno che ci ospiti, per cui dobbiamo spingerci oltre, fino a raggiungere il parco dei divertimenti di Mini Israel, l’omologo locale della nostra Italia in miniatura dove si andava in gita scolastica da bambini.

Comunque, dobbiamo partire presto: decidiamo di imboccare la statale 2 in direzione di Ramla. Il caldo è davvero forte, oggi, e ogni venditore di aranciate e acqua fresca appare come un benefattore miracoloso.
Ramla, che raggiungiamo nel primo pomeriggio, è una città ad alta concentrazione araba, lo si vede anche dai ritratti di famosi leader palestinesi appesi nel chiosco di kebab dove ci fermiamo a mangiare. Al centro della cittadina svetta l’alto campanile del monastero e accanto a questa la grande scuola francescana, ora chiusa per le vacanze estive.
Alle cinque e mezza, quando ripartiamo da Ramla, sappiamo che ci aspetta ancora una dozzina di chilometri. Più di venti li abbiamo già alle spalle…

Per fortuna il percorso è gradevole, lungo una strada secondaria lungo la quale incontriamo diversi ciclisti e che solo nel finale sale per superare una collina. In cima a questa c’è l’ennesima caserma dell’IDF, "Israel Defense Forces".
La nostra meta, Mini Israel, "It’s just down the hill!" ci dice un soldato che passa fuori dal portone. Per i nostri piedi doloranti sono dolci parole, ma non è proprio così, appena scesi dal colle ci sono ancora alcuni chilometri che ci aspettano e intanto, veloce e implacabile, cala la sera. Quando finalmente, in fondo a un lungo rettilineo, avvistiamo il cartello che ci indica la deviazione per il parco di Israele in miniatura siamo notevolmente sollevati.

Ci danno il benvenuto due enormi pupazzi di cartapesta con le sembianze di Moshe Dayan e David Ben-Gurion. Sembra che ci guardino quasi stupiti quando spuntiamo dal buio e ci accasciamo esausti nell’aiuola ai loro piedi.
Altre foto della tappa di oggi:
http://www.flickr.com/photos/romajerusalem/sets/72157606381813583/
In teoria oggi ci saremmo dovuti riposare dopo le prime cinque intense giornate di cammino qui in Israele… è andata a finire, invece, che abbiamo girato tutto il giorno da una parte all’altra di questa città multiforme e piena di vita e colore.

(Vista notturna di Tel Aviv)
A partire da Giaffa, l’originario centro di insediamento arabo, cui nel corso del Novecento si è andata ad unire, un pezzo dopo l’altro, la nuova città ebraica, Tel Aviv, appunto. Molto interessanti sono anche il quartiere yemenita e le strade pedonali e alberate della zona costruita tutta in stile bauhaus.
Camminando per la città abbiamo notato due cose sopra tutte: da una parte il grande numero di giovani, davvero tanti, e dall’altra la copiosa e insieme commuovente presenza di fornitissime librerie…
Per esempio, anche nei centri commerciali, tradizionale patria di SNT e del consumismo, ogni quattro-cinque negozi, state sicuri che troverete una libreria.
Nel tardo pomeriggio abbiamo visitato il bellissimo museo dell’Haganah, il corpo paramilitare clandestino formato dagli ebrei durante il protettorato britannico.

(Un manifesto di propaganda dal Museo dell'Haganah)
Nel museo vengono raccontate in modo davvero efficace non solo la storia di quello che sarebbe poi diventato l’esercito israeliano, ma anche le vicende della immigrazione clandestina da parte di ebrei provenienti da tutto il mondo in Palestina nella prima metà del Novecento.
Per approfondire la storia dell’Haganah:
http://it.wikipedia.org/wiki/Haganah
http://www.hagana.co.il/show_item.asp?itemId=54&levelId=60321&itemType=0